Il GP di lunedì. Le “pillole”… del giorno dopo (GP #05)

Lo sloveno avanza verso il quinto titolo iridato. Nella MX2, rivoluzione al vertice.

Anche se siamo sulla terra e anche se siamo in Italia, sembra di essere in un altro “mondo”, sul pianeta Gajser. L’orda di tifosi provenienti dalla Slovenia, che facilmente ogni anno raggiungono le colline trentine, con i pittoreschi abbigliamenti, con gli assordanti e più disparati rumori e con i sempre presenti fumogeni, rigorosamente di colore giallo-rosso, contribuiscono notevolmente a trasformare in “pianeta” il Ciclamino di Pietramurata. Ma è dalle mani di Tim Gajser o meglio, dal polso destro del quattro volte campione del mondo, che spuntano di diritto le coordinate per raggiungere l’immaginario astro. Un immaginario che si sta tramutando in realtà viste le  recenti performance dello sloveno che, nei primi cinque GP di questo campionato 2022 che sembra essere tornato alla normalità, ha conquistato sei vittorie di manche, tre secondi posti e una volta si è piazzato “soltanto” terzo. Una media “scudetto” che parla chiaro sulle reali possibilità di Gajser di puntare dritto alla quinta corona iridata anche se, ovviamente, è ancora presto per “cantar vittoria”. Alle sue spalle c’è una bella lotta che però, vista l’alternanza di piloti tra il secondo e il quarto posto, gioca proprio a favore di Gajser, con gli avversari che si “tolgono” punti reciprocamente e con nessuno di loro capace di avvicinare il pilota Honda. Il campionato è ancora lungo (quindici GP al termine) ma se l’andazzo è questo, gran parte del copione è stato già scritto. Sul “fronte Italia” alcune note positive e alcune meno. Ottimo l’approccio alla stagione di Alberto Forato che sembra aver definitivamente adattato le sue misure a quelle della potente GasGas 450. “Alby” ha inanellato una serie di prestazioni degne di nota anche se, soprattutto nel caso della seconda manche di Arco, la sfortuna non gli ha concesso di raccogliere quanto meritava. Nono in campionato (ma con due “zeri”) Forato dimostra di poter ambire a posizioni anche più importanti e da qui a fine stagione, siamo certi che il pilota veneto riuscirà a togliersi grandi soddisfazioni. Cosa che invece, almeno fino a questo momento non è riuscito a fare Alessandro Lupino. Un inizio di stagione veramente travagliato per il pilota delle Fiamme Oro che prima ha dovuto fare i conti con qualche problema tecnico di troppo e poi, con la sempre più “precisa” sfortuna che lo ha colpito sotto forma di appendicite durante il week end del GP del Portogallo costringendolo ad un intervento chirurgico direttamente nel paese straniero e alla relativa convalescenza che per ora lo ha estromesso anche dalla gara di casa. Inoltre, al suo rientro in Italia è dovuto tornare sotto le cure dei medici per un’infezione interna che lo ha costretto a un ulteriore ricovero.  Lupino, dopo cinque GP ha raccolto veramente ben poco anche se nell’unica manche portata a termine senza problemi (la seconda a Mantova) si è classificato in decima posizione a dimostrazione del suo reale potenziale. Non è stato più fortunato di Lupino nemmeno Nicholas Lapucci. Inizialmente schierato al via con la 2502t, rivelatasi presto non competitiva, dal GP del Portogallo è passato alla più performante Fantic 450 4t ma dopo il comprensibile GP di adattamento (in Portogallo) alla vigilia della gara di casa è riaffiorato l’infortunio che lo aveva tenuto fuori dalle gare nel recente passato, costringendolo alla resa anche a Pietramurata. Rimanendo in colori “italici” non possiamo non citare la italianissima Beta che (problemi di Lupino a parte) sta raccogliendo grandi soddisfazioni in campionato. Il belga non è mai andato sotto un risultato nella top ten e al momento occupa la settima posizione nella classifica generale. Un risultato molto incoraggiante per la casa italiana che, almeno in quanto a indiscrezioni, dovrebbe mettere in cantiere una piccola produzione della 450 derivata dalle competizioni, entro la fine di questa stagione, ovviamente come “model year” 2023.

Passando invece alla classe MX2, sul tracciato “Il Ciclamino” abbiamo assistito alla prima rivoluzione della classifica. Geerts, arrivato in Trentino con 16 punti di vantaggio su Vialle, è incappato in una situazione di quelle che oramai possiamo definire come la sua “solita caduta” e ha offerto sul classico piatto d’argento la leadership del campionato al francese Tom Vialle. Un Vialle che per agguantare la tabella rossa ci ha messo comunque tanto del suo andando a vincere entrambe le manche con una netta superiorità. Dietro di lui invece iniziano a scalpitare nomi nuovi, nomi giovani (non che Vialle sia “vecchio”, ovviamente) ma nomi che presto risuoneranno stabilmente nei piani alti delle classifiche. Mikkel Haarup (tre podi consecutivi), Kay de Wolf (non nuovo a imprese da podio) e Tibault Benistant (al primo GP di stagione) hanno fatto vedere cose egregie e di certo cercheranno di mettersi in mostra ancora meglio da qui a fine stagione. Dopo l’exploit della prima gara in Inghilterra sono un po’ cadute in ribasso le quotazioni di Simon Langenfelder. L’austriaco, dominatore del primo GP con una “doppietta” si è un po’ perso strada facendo ma la giovane età e la poca esperienza per ora sono delle attenuanti di valore rispetto al calo delle prestazioni. Prestazioni altalenanti per i piloti italiani. Dopo il GP in Argentina, manca all’appello anche Gianluca Facchetti (infortunato in Patagonia) e quelli stabilmente impegnati nel campionato sono rimasti i soli Andrea Adamo e Mattia Guadagnini. Da Adamo ci si aspettava una stagione in crescendo ma di certo le prestazioni del siciliano hanno sorpreso tutti e lui (probabilmente) per primo. Andrea ha disputato una prima manche degna di una posizione da podio finale (quarto in gara 1) ma purtroppo, nella seconda è incappato in un errore rimanendo bloccato dietro il cancello ripartendo ultimo. Poi, in rimonta, è stato anche autore di una caduta che lo ha costretto al ritiro con una spalla malconcia. Chi invece ci fa vedere il bicchiere “mezzo vuoto” è Mattia Guadagnini. Per sua stessa ammissione un inizio di stagione non all’altezza delle aspettative, con il pilota veneto apparso più volte contratto alla guida e non fluido come lo avevamo visto guidare nella stagione scorsa soprattutto in occasione dei grandi risultati ottenuti (è stato anche tabella rossa, non lo dimentichiamo). Mattia sta “lavorando” per ritrovare una continuità di risultati di livello ma soprattutto una sorta si serenità alla guida che, nelle cinque gare disputate, è sembrata venir meno rispetto ai suoi standard del passato. Le sue caratteristiche non si discutono, ovviamente, ma i risultanti non eclatanti impongono un cambio di rotta e a breve.

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