Il GP di lunedì. Le “pillole”… del giorno dopo

MXGP #01 // 2022 –  Matterley Basin (Great Britain)

Finalmente è partito. Il mondiale motocross 2022 si è messo in moto anche se con mille e anche di più, difficoltà. Non sono bastate quelle relative alla pandemia, ci si è messa anche la tempesta di vento “Eunice” che ha colpito particolarmente tutto il nord Europa generando la raffica di vento più forte mai registrata in Inghilterra (196 km orari sull’Isola di Wight) e che ha costretto gli organizzatori a posticipare l’evento di una settimana. Dopo aver assistito alla distruzione di quasi la totalità delle strutture portate in pista per ospitare pubblico e addetti ai lavori, la macchina organizzatrice del posto si è dovuta sobbarcare una notevole mole di lavoro durante tutta la settimana per ripristinare al meglio quanto possibile. Alla fine la perseveranza e la tenacia degli uomini anglosassoni ha avuto la meglio e il GP si è disputato regolarmente. Una prima analisi, partendo dalle liste degli iscritti, ha evidenziato un numero di piloti limitato, soprattutto nelle due categorie “mondiali”. Questi “numeri” non sono stati agevolati dagli infortuni pre stagionali che hanno escluso dal primo appuntamento nomi di alto livello (leggi Herlings, Febvre etc…) ma sicuramente, almeno alla prima gara dell’anno è lecito aspettarsi ranghi ben più completi. Dopo le due stagioni con il format delle gare rivoluzionato più volte con tre GP di fila sullo stesso tracciato, le due classi “mondiali” concentrate nella sola giornata della domenica e altro, il primo “time table” della stagione 2022 è tornato a suddividere qualifiche e gare nelle due canoniche giornate del sabato e della domenica. Di conseguenza a questo, è tornata la qualifica per l’assegnazione della posizione al cancello di partenza, sotto forma di manche, con i detrattori di questa formula che hanno ancora una volta “storto il naso” e con i sostenitori che hanno gridato “hurrà”. Gli antichi avrebbero detto “de gustibus”. Qualifiche diventate sempre più importanti quando sono poi le partenze a fare “mezza gara” e di conseguenza, qualifiche con alto tasso di competitività. In special modo al primo GP della stagione quando, tra appuntamenti internazionali pre stagionali e assenze varie, ancora non c’era stato confronto diretto tra tutti i protagonisti delle singole classi.

Le due pole position

 Come detto, è stata la “qualifying race” a determinare l’ordine di ingresso al cancello di partenza delle due manche e le sorprese non sono mancate, anzi. Nella MX2, prima “pole” per il tedesco Simon Langenfelder (Red Bull GasGas Factory Racing), passato tra i ranghi del team de Carli, che da questa stagione ha cambiato pelle passando dall’arancio KTM al rosso forte GasGas. Non ancora diciottenne (li compie il 27 marzo prossimo), decimo classificato lo scorso anno alla sua prima stagione iridata completa, il tedesco ha mostrato una maturità da consumato campione quale ancora non è. Se lo diventerà non possiamo ancora saperlo ma di certo come presentazione, al pronti via stagionale, ha dato una buonissima impressione. Altra “pole” altra sorpresa. In MXGP, la vittoria in qualifica è andata nelle mani di Maxime Renaux (Monster Energy Yamaha Factory MXGP). Si ok, è pur sempre il campione del mondo in carica della MX2, ma vincere una qualifica al debutto nella classe regina, non è stata impresa facile.

Le gare

Si scrive ancora “le gare” plurale, visto che sono ancora due le manche da disputare. Anche qui, sostenitori e “puristi” da una parte (che ancora inneggiano alle due frazioni) e detrattori e “innovatori” dall’altra che vorrebbero tutto e subito in unica soluzione. A costo di essere noiosi, ripetiamo “de gustibus” ma questo è, e questo conta alla fine. Analizzando il computo finale della somma dei punti, delle discriminati delle posizioni di gara due rispetto a gara uno, e anche volendo inserire ipoteticamente anche altri fattori facendo divisioni, radici quadrate, equazioni e magari applicando anche il teorema di Pitagora, sempre e comunque uno solo è il vincitore. Si parla sempre di classifica “nei primi tre, nei primi cinque” e via dicendo, ma le chiacchiere stanno a zero; il primo è uno solo, quello che vince, gli altri si “chiamano” secondo, terzo…eccetera.

La MX2

Simon Langenfelder (Foto S. Taglioni)

Già vi siete dimenticati di Langenfelder, quello della pole position del sabato? Certo, la pronuncia del nome (e tanto meno lo scritto) non aiuta a ricordare, ma probabilmente fra qualche GP della MX2 questo nome diventerà molto familiare. Sfrontato quanto basta, aggressivo come serve e stilisticamente molto ben impostato, questo ragazzone tedesco ha portato a casa la prima vittoria di un GP iridato dopo due partenze in testa e due vittorie di manche. Non male. Il secondo (o più comunemente chiamato “il primo degli sconfitti” risponde al nome di Tom Vialle (Red Bull KTM Factory Racing). Il francese (campione del mondo MX2 del 2020) è ripartito con i favori del pronostico dopo una stagione 2021 caratterizzata da un infortunio che lo ha estromesso dalla lotta al titolo. Se nel 2020 e nella stagione scorsa (fino all’infortunio) aveva comunque dimostrato netta superiorità, al via di questo campionato non ha fatto vedere tutta quella grande differenza che c’è stata in passato. Demerito suo o merito soprattutto di Langenfelder? Questo, al momento, non è dato a sapersi resta il fatto che il francese è tornato in patria leggermente “ammosciato” soprattutto a causa della caduta che gli è costata la prima posizione in gara 2. Chi sbaglia “paga” e Langenfelder ringrazia. Terzo e non esente da “sbagli” il belga Jago Geerts, quello che si pronuncia con la “GHE” e non con “GE’”. Se vogliamo parlare di cadute, in questo caso, il livello si alza e di molto. Nelle ultime due stagioni è stato “vice campione del mondo” (e anche qui vale la teoria che il “vice” è il primo degli sconfitti) ma ha inanellato una serie di cadute degne di qualche record e all’inizio della stagione 2022 non si è smentito. Gara uno e subito “giù a terra”, con conseguente rimonta (da nono a quarto). Nomi “quasi” nuovi sono saliti alla ribalta delle posizioni che contano e di certo, da qui alla fine della stagione li sentiremo e scriveremo di nuovo. Kay De Wolf, Roan Van de Mosdijk e Mikkel Haarup (da quarto a sesto nell’assoluta) tutti giovani tutti arrembanti e tutti pronti a scalare posizioni. Nomi pochi, invece, per quanto riguarda i nomi italiani. Andrea Adamo, Mattia Guadagnini, Gianluca Facchetti, questa la “formazione” italiana presente a Matterley Basin. Troppo belli gli anni passati quando la vecchia 125 era colma di nomi nostrani, ma entrando in questo discorso rischiamo di cadere nelle “memorie” e di andare “fuori tema” ma al momento, tanto abbiamo e tanto ci dobbiamo godere. Chi gode di un buon decimo posto finale è Adamo chi gode un po’ meno (undicesimo) è Guadagnini, chi non gode proprio è Facchetti (diciassettesimo). Evidente che per i tre, ci sono aspettative diverse ma altrettanto evidente che è lecito aspettarsi qualcosa in più. Adamo, dopo la prima vera stagione nel mondiale e un finale in crescendo (nono nell’ultimo GP 2021) deve dimostrare di poter risalire posizioni, Guadagnini ancora “peggio”. Il veneto lo scorso anno ha vinto GP, calcato il podio più volte e ha chiuso la stagione al quarto posto e iniziare fuori dalla top ten non è certo quanto ci (e si) aspettava. Facchetti, non più giovanissimo per la categoria (22 anni nella under 23) potrebbe e dovrebbe fare molto meglio ma prima della migrazione forzata in MXGP deve sbrigarsi a farlo.

La classe regina.

Tim Gajser (Foto S. Taglioni)

Ovvio e scontato sottolineare l’assenza in griglia di Antonio Cairoli. Dopo diciotto stagioni iridate il nove volte campione del mondo, per la prima volta non si è schierato al via del GP di apertura. Retorica o no, soprattutto per noi italiani ma per il mondo intero del motocross, questa sua assenza si è fatta sentire. Altra assenza, ma questa volta forzata, quella del campione del mondo 2021. Manca il campione? Non c’è problema, i “topi” ballano, anche se ballare bene non è mai facile. Jeffrey Herlings è ancora KO per un infortunio, l’ennesimo di una carriera tanto esagerata in positivo (5 titoli, 99 GP vinti, 128 volte a podio) quanto in negativo (infortuni banali e evitabili) e la stagione è iniziata senza il numero 1 (ha scelto di sostituire il classico 84 dalle sue tabelle). Anche in questo caso, visto l’infortunio in sede di sessione fotografica, ci sentiamo di “sentenziare” la sua assenza come assolutamente ingiustificata. Ma andiamo avanti, come è giusto che sia. Herlings o no il mondiale dei grandi è partito e anche qui con qualche sorpresa e tante conferme. Detto della vera sorpresa (la pole position del debuttante Maxime Renaux) tante e solo conferme nella classifica finale. Uno su tutti, il vincitore  della gara Tim Gajser (Honda HRC). Il quattro volte iridato sloveno non ha bisogno di presentazioni e la prima vittoria dell’anno l’ha meritata ampiamente. La vittoria in rimonta della prima manche è la dimostrazione del merito. Tim ha inanellato una serie di sorpassi degni di nota mettendo in riga praticamente tutti gli avversari più quotati dopo una partenza non delle migliori (sesto al primo passaggio). Partenza migliore in gara due (quarto) e ottimo recupero fino al primo posto avendo la meglio su Seewer Coldenhoff e Prado nell’ordine, ma con un “ma” e cioè la piccola scivolata a fine rettilineo della pit lane che ha permesso a Prado di riprendersi la prima posizione con lo stesso Gajser che non è più riuscito a riprendere lo spagnolo. Errore di Gajser si, ma anche molto merito di Jorge Prado (Red Bull GasGas Factory Racing) che nell’ultimo giro della manche finale ha resistito al ritorno di Gajser portando a casa la vittoria parziale e il secondo posto nel GP. Sul podio anche Jeremy Seewer (terzo). Il pilota Monster Energy Yamaha Factory MXGP, che con il suo stile sembra sempre al limite, a volte lo supera e questo è successo in gara 1 quando, in testa al gruppo, si è steso lasciando la porta aperta a Gajser verso la vittoria (che comunque era più veloce in base ai tempi registrati). Seewer, nella seconda parte di gara è scattato al terzo posto per poi lasciare una posizione e chiudere la manche quarto. Assente Cairoli (anche se presente in pista nel nuovo ruolo di brand ambassador dei marchi austriaci) la pattuglia italiana si è notevolmente assottigliata di spessore agonistico. Soltanto Alessandro Lupino e Alberto Forato a difendere il tricolore italiano. Una difesa che non è durata molto quella di Lupino rimasto fermo al palo nella prima manche con la moto che lo ha abbandonato dietro al cancello di partenza. Al viterbese non è andata molto meglio gara due, con all’attivo un solo giro percorso a causa di una contusione a una mano causata da un contatto con un altro pilota. Un “quasi” debutto mondiale, a dir podo disastroso in sella alla Beta che, visti anche i problemi tecnici avuti in Sardegna agli internazionali, non passa di certo inosservato, anche se l’altro lato della medaglia, raffigurante Jeremy Van Horebeek, ha portato la moto della casa fiorentina al nono posto nel GP. Ottimo invece, soprattutto in vista della lunga stagione che abbiamo davanti, il risultato di Alberto Forato, settimo nell’assoluta. “Albertino” dall’alto dei suoi 190 cm e dei suoi 96 chilogrammi si è fatto vedere e anche “sentire” in pista. Basta chiedere a Coldenhoff del soprasso subito a fine gara uno che è valso all’italiano il sesto posto. Un risultato che fa ben sperare per il prossimo futuro di Alberto e anche per quello dei colori italiani nella massima categoria del motocross iridato.

Ora la palla, o meglio, il manubrio, passa a Mantova per il secondo GP. Ci “leggiamo” il prossimo lunedì.

-Enzo Tempestini-

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *