KTM 495 1981 // L’esuberanza fatta “persona”

La “Kronreif und Trunkenpolz, Mattighofen” (KTM), reduce dai successi mondiali con il russo Gennady Moiseev nella 250 c.c., iridato del 1977 e 1978, proprio agli inizi degli anni 80 diede vita ad una escalation tecnologica, che la proiettò di diritto a conquistarsi il ruolo di “anti jap” verso metà degli anni 80 e fu proprio la produzione del 1981 a dare inizio a questa svolta. Pur rimanendo fedele ai principi tecnologici dell’epoca (vedi il layout del telaio ancora “piatto”), i tecnici della casa austriaca iniziarono i primi cambiamenti radicali della produzione. Questo modello, nello specifico, è stato quello che ha fatto da “traghetto” verso il mono ammortizzatore. Fu infatti proprio durante la stagione 1981, che la KTM decise di fare il grande passo verso la sospensione posteriore ad ammortizzatore unico adottando prima sui modelli “ufficiali” destinati alle corse poi anche nella produzione di serie il sistema “pro lever” che uscì definitivamente nella stagione successiva (1982). Il monocilindrico di 495 cc, (derivati da un alesaggio di 92,25 mm e una corsa di 74 mm, con un rapporto di compressione 14:1) era dotato di una potenza dichiarata di 53 cavalli a 7.000 giri che si alimentavano attraverso un carburatore Bing, serie 54, da 40 ed un pacco lamellare a 4 petali che determinavano un’erogazione della potenza al di sopra delle righe per una gestione della “cavalleria” non proprio alla portata di tutti ed infatti, per chi all’epoca non si sentisse pronto per domare tutta l’esuberanza di questo motore, KTM proponeva in vendita anche un modello con cilindrata ridotta a 420 c.c. Per scaricare a terra la potenza, un cambio a 5 rapporti lavorava all’interno dei classici carter in magnesio. Il comparto sospensioni era formato da una forcella Marzocchi da 38 mm che determinava un’escursione di 300 mm, mentre al posteriore lavorava una coppia di ammortizzatori Ohlins a gas con serbatoio esterno che facevano oscillare il forcellone per un massimo di 320 mm. Il layout ancora “piatto” del telaio, eredità dei modelli fine anni 70, determinava la scelta di un manubrio molto alto per staccare l’impugnatura del pilota dal piano sella in modo di dare il giusto assetto di guida. Per arginare tutta la potenza, la moto era dotata di un impianto frenante a doppio tamburo (il primo disco anteriore arrivò due anni più tardi) che a volte risultava poco efficace per arrestare i 104 Kg di peso dichiarato del grande K. La moto ritratta in questo servizio, ancora fedele al telaio doppia culla (sostituito l’anno successivo dal mono culla sdoppiato) è passata attraverso le mani di Claudio De Carli (con tanto di firma autografa indelebile alla base del cilindro) che la utilizzò nelle gare di campionato italiano, al suo primo anno tra la categoria “senior”.

Per gli “smanettoni” del web, si possono trovare alcuni video che riguarda questo modello di moto sul più classico dei canali in voga, youtube, semplicemente digitando: Classic Dirt Bikes “1981 495 KTM”